sabato 15 marzo 2014

MEDICINA:

La terapia genica :
due passi da gigante

Sono stati presentati all'Ospedale San Raffaele di Milano i risultati di due sperimentazioni di terapia genica, finanziate da Telethon, che aprono la strada all'applicazione di questa tecnica a molte malattie genetiche per le quali oggi non esiste una cura.
La procedura, descritta nei dettagli negli articoli pubblicati da “Science” ha permesso di guarire tre bambini malati di leuco distrofia metacromatica e altri tre affetti dalla sindrome di Wiskott-Aldrich.

Leuco distrofia metacromatica

E’ una malattia neurodegenerativa determinata da un difetto dell'enzima arilsulfatasi A, che provoca l'accumularsi nel cervello di sostanze tossiche che normalmente vengono degradate.
La leuco distrofia metacromatica è una malattia rara, che colpisce un bambino su 625.000 nati.






Sindrome di Wiskott-Aldrich

 Colpisce il sistema immunitario, è invece causata da alterazioni del gene Was e determina una maggiore suscettibilità alle infezioni, eczemi, disturbi della coagulazione e un rischio più alto di tumori del sangue e malattie autoimmuni.
Colpisce un bambino su un milione e fa aumentare il rischio di sviluppare malattie autoimmuni, linfomi e leucemie. I sintomi si possono controllare con terapie a base di immunoglobuline, farmaci steroidei o con l'asportazione della milza, ma la qualità della vita dei pazienti è comunque molto compromessa. La malattia si cura con il trapianto di midollo, ma non sempre è possibile trovare un donatore compatibile.

In entrambi i casi, i medici e i ricercatori coordinati da Luigi Naldini, direttore dell'Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica (TIGET), sono riusciti introdurre nell'organismo copie sane dei geni difettosi, che hanno iniziato a funzionare e a produrre stabilmente le proteine carenti. «A tre anni dall'inizio della sperimentazione i risultati sono molto incoraggianti», dice il medico. «La terapia è sicura ed efficace e ha cambiato la vita di questi pazienti».




Come funziona 

La terapia genica utilizza virus per veicolare nell'organismo dei geni, che agiscono come se fossero farmaci», prosegue Naldini. «Nelle due sperimentazioni abbiamo usato come vettori virus HIV modificati per non essere infettivi, al cui interno è stato inserito il gene terapeutico. I vettori sono poi stati introdotti nelle cellule staminali del sangue dei pazienti, prelevate dal midollo osseo, e queste sono infine state reinfuse.
 L'approccio ha funzionato per entrambe le malattie, sebbene queste presentino caratteristiche molto diverse. Per la sindrome di Wiskott-Aldrich il processo era in un certo senso più semplice, perché le cellule staminali in cui è stato introdotto il vettore virale erano già cellule del sangue, che una volta nell'organismo hanno potuto quindi iniziare subito a sostituire i globuli bianchi e le piastrine malate, spiega lo scienziato. Già nei mesi successivi all'infusione delle staminali corrette si è iniziato a osservare un miglioramento dei sintomi nei bambini, che ora sono guariti, Prima del trattamento questi pazienti erano costretti a trascorrere lunghi periodi in ospedale, oggi vengono  solo per i controlli.

La sfida raccolta dal gruppo del TIGET era più complessa per la leuco distrofia metacromatica, perché in questo caso le cellule malate sono nel cervello, e non nel sangue. In questo caso, il meccanismo terapeutico è più sofisticato.
 Le cellule staminali contenenti il gene terapeutico hanno raggiunto il cervello attraverso in sangue, e lì hanno rilasciato la proteina utile, che ha iniziato a svolgere la sua azione ed è stata "raccolta" dalle cellule nervose circostanti, correggendone il difetto. Affinché questo si verificasse, è stato necessario far sì che le cellule staminali producessero una quantità di proteina molto alta. Questo risultato è stato raggiunto grazie a tecniche di ingegneria genetica.

I tre bambini che hanno beneficiato della cura sono stati scelti perché nel loro DNA era scritto che prima o poi avrebbero sviluppato la malattia, che si manifesta all'improvviso con gravi difficoltà motorie, la perdita della capacità di parlare e poi peggiora sempre più. Al momento dell'intervento non avevano ancora nessun sintomo e, grazie alla terapia genica, non hanno mai manifestato i segni terribili di questa malattia e oggi anno una vita normale.

 Il futuro

Il nostro metodo potrebbe permettere di curare altre malattie genetiche del sangue e anche le altre malattie lisosomiali, che nel loro insieme colpiscono l'1 per cento dei nuovi nati.
Questa è la storia più bella che Telethon abbia mai raccontato ed è frutto di un lavoro duro durato molti anni, che testimonia che la ricerca scientifica per ottenere risultati importanti ha bisogno di tempo (Telethon,  nel progetto ha investito 19 milioni di euro).


Al momento, i ricercatori si stanno ancora concentrando sulle due patologie oggetto delle pubblicazioni di Science. Abbiamo trattato altri 10 pazienti, che hanno reagito bene alla terapia, ma abbiamo bisogno di tempo per confermare i risultati. In collaborazione con un'importante casa farmaceutica, stiamo anche lavorando affinché la terapia che abbiamo sviluppato sia disponibile per tutti i malati come un farmaco.



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