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martedì 9 febbraio 2016

CRANIOSTENOSI


Craniostenosi


Cause :
Le cause determinanti la craniostenosi sono la nascita prematura del neonato con gestazione inferiore alla trentasettesima settimana, il peso del neonato alla nascita inferiore a 2500 grammi, una gravidanza multipla o la nascita del feto postmaturo. Altre cause riscontrate possono essere l'ipertiroidismo, il rachitismo, la mucopolisaccaridosi, la talassemia, l'anemia falciforme, o la microcefalia; inoltre, alcune sostanze possono determinare l'insorgere della malformazione, quali la idantoina od i retinoidi. Anche la iatrogenesi è considerata una causa della craniostenosi.
Alcune decine di alterazioni cromosomiche, che avvengono durante la gravidanza, causano l'insorgere della craniostenosi. Ulteriori alterazioni sono ritenute la causa delle cosiddette craniostenosi sindromiche. Nel 20% delle craniostenosi la causa è riscontrata nella mutazione di uno dei geni codificatori per uno dei tre fattori di crescita dei fibroblasti (FGFR1, FGFR2, FGFR3), mentre il gene TWIST è talvolta presente nei pazienti affetti dalla sindrome di Saethre-Chotzen

Craniostenosi primarie

Le craniostenosi sindromiche comprendono la sindrome di Apert, la sindrome di Crouzon, la sindrome di Pfeiffer e la sindrome di Saethre-Chotzen.

La sindrome di Apert



Presenta una craniostenosi bicoronale ed è associata ad un rischio d’ipertensione cranica piuttosto elevato. Alla nascita i segni clinici sono: fronte curva con bozze frontali, volto piatto, radice del naso schiacciata, sinidattilia dita delle mani e piedi, fontanella larga/ritardo chiusura, strabismo, palato stretto, anomalie della trachea, pollice e alluce bifido, ritardo mentale e psicomotorio, e talvolta epilessia.

La sindrome di Crouzon



E’ associata a segni clinici quali: l'ipertelorismo, i denti malposizionati, l'esoftalmo, le arcate sopraorbitali piatte, lostrabismo, la retrognazia, le labbra prominenti, il palato stretto e l'ipoplasia mascellare.

La sindrome di Pfeiffer

Si presenta in tre varianti. Generalmente nella prima tipologia il neonato presenta ipoplasia della parte media del volto ed anomalie a mani e piedi; questa variante non determina ritardo mentale. Nella seconda tipologia il cranio assume una forma a trifoglio e sono presenti protposi, deformità a mani e piedi, complicanze neurologiche e sviluppo tardivo.
 Nella terza tipologia può essere riscontrata una sovrapposizione delle due tipologie precedentemente presentate. I segni clinici sono: zigomi piatti, ptosi, pollice bifido, fronte alta, ipertelorismo, radice del naso larga, mani corte, sinidattilia dita mani e piedi, simfalangia delle dita, palato stretto, collo corto.

La sindrome di Saethre-Chotzen

Presenta una craniostenosi di tipo coronale. I segni clinici sono: fronte alta, ipertelorismo, ptosi, sinidattilia delle dita dei piedi, fontanella larga/ritardo di chiusura, strabismo, palato stretto, denti malposizionati, mani e piedi corti.
 È stato riscontrato inoltre che il gene TWIST è in molti casi coinvolto nella sindrome.

Diagnosi

La presenza di asimmetrie nella struttura cranica sono spesso indicative di una craniostenosi. Talvolta la diagnosi può essere resa più difficoltosa a causa di tre diverse craniostenosi, ovvero quella della sutura sagittale, quella della sutura coronale e quella della sutura metopica. È importante per il pediatra essere a conoscenza di eventuali alterazioni craniche o sindromiche nella storia della famiglia del bambino e verificare che il bimbo non presenti malformazioni anche ad altri apparati od organi. Qualora si sospetti fortemente una craniostenosi è necessario eseguire una TAC associata ad un esame radiologico del cranio. Nei casi in cui siano riscontrati un posizionamento anomalo del capo ed una sinidattilia delle dita di mani e piedi è necessario optare per una diagnosi differenziale.

Terapia

La terapia consiste in un intervento chirurgico atto a correggere e rimodellare la struttura cranica. È importante che l'intervento venga eseguito entro il primo anno di vita del bambino, fra i quattro e gli otto mesi, onde poter utilizzare la capacità plastica della crescita cerebrale e la rigenerazione ossea interna della dura madre; inoltre, l'intervento precoce consente di ridurre il rischio di traumi cranici.
 Mentre nei casi di craniostenosi primaria è necessario un solo intervento, nelle craniostenosi sindromiche è necessaria una successione di più interventi chirurgici.
L'intervento chirurgico consiste in un'osteotomia fronto-parieto-occipito-temporale bilaterale che consente l'asportazione della sutura chiusa. Ciò consente di ampliare gli spazi suturali, incrementando il diametro biparietale e normalizzando le curvature craniche. 
Laddove necessario, è anche possibile rimodellare la volta cranica e le regioni occipitali e frontali. I risultati sono ottimi sia sotto il profilo estetico che sotto quello funzionale, specialmente nei casi di craniostenosi sagittale.
I rischi legati alla terapia sono, oltre a quelli comuni legati all'uso di anestetici, l'insorgere di emorragie, l'embolia polmonare, eventuali infezioni e la perdita di liquido cefalorachidiano.



sabato 15 marzo 2014

MEDICINA:

La terapia genica :
due passi da gigante

Sono stati presentati all'Ospedale San Raffaele di Milano i risultati di due sperimentazioni di terapia genica, finanziate da Telethon, che aprono la strada all'applicazione di questa tecnica a molte malattie genetiche per le quali oggi non esiste una cura.
La procedura, descritta nei dettagli negli articoli pubblicati da “Science” ha permesso di guarire tre bambini malati di leuco distrofia metacromatica e altri tre affetti dalla sindrome di Wiskott-Aldrich.

Leuco distrofia metacromatica

E’ una malattia neurodegenerativa determinata da un difetto dell'enzima arilsulfatasi A, che provoca l'accumularsi nel cervello di sostanze tossiche che normalmente vengono degradate.
La leuco distrofia metacromatica è una malattia rara, che colpisce un bambino su 625.000 nati.






Sindrome di Wiskott-Aldrich

 Colpisce il sistema immunitario, è invece causata da alterazioni del gene Was e determina una maggiore suscettibilità alle infezioni, eczemi, disturbi della coagulazione e un rischio più alto di tumori del sangue e malattie autoimmuni.
Colpisce un bambino su un milione e fa aumentare il rischio di sviluppare malattie autoimmuni, linfomi e leucemie. I sintomi si possono controllare con terapie a base di immunoglobuline, farmaci steroidei o con l'asportazione della milza, ma la qualità della vita dei pazienti è comunque molto compromessa. La malattia si cura con il trapianto di midollo, ma non sempre è possibile trovare un donatore compatibile.

In entrambi i casi, i medici e i ricercatori coordinati da Luigi Naldini, direttore dell'Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica (TIGET), sono riusciti introdurre nell'organismo copie sane dei geni difettosi, che hanno iniziato a funzionare e a produrre stabilmente le proteine carenti. «A tre anni dall'inizio della sperimentazione i risultati sono molto incoraggianti», dice il medico. «La terapia è sicura ed efficace e ha cambiato la vita di questi pazienti».




Come funziona 

La terapia genica utilizza virus per veicolare nell'organismo dei geni, che agiscono come se fossero farmaci», prosegue Naldini. «Nelle due sperimentazioni abbiamo usato come vettori virus HIV modificati per non essere infettivi, al cui interno è stato inserito il gene terapeutico. I vettori sono poi stati introdotti nelle cellule staminali del sangue dei pazienti, prelevate dal midollo osseo, e queste sono infine state reinfuse.
 L'approccio ha funzionato per entrambe le malattie, sebbene queste presentino caratteristiche molto diverse. Per la sindrome di Wiskott-Aldrich il processo era in un certo senso più semplice, perché le cellule staminali in cui è stato introdotto il vettore virale erano già cellule del sangue, che una volta nell'organismo hanno potuto quindi iniziare subito a sostituire i globuli bianchi e le piastrine malate, spiega lo scienziato. Già nei mesi successivi all'infusione delle staminali corrette si è iniziato a osservare un miglioramento dei sintomi nei bambini, che ora sono guariti, Prima del trattamento questi pazienti erano costretti a trascorrere lunghi periodi in ospedale, oggi vengono  solo per i controlli.

La sfida raccolta dal gruppo del TIGET era più complessa per la leuco distrofia metacromatica, perché in questo caso le cellule malate sono nel cervello, e non nel sangue. In questo caso, il meccanismo terapeutico è più sofisticato.
 Le cellule staminali contenenti il gene terapeutico hanno raggiunto il cervello attraverso in sangue, e lì hanno rilasciato la proteina utile, che ha iniziato a svolgere la sua azione ed è stata "raccolta" dalle cellule nervose circostanti, correggendone il difetto. Affinché questo si verificasse, è stato necessario far sì che le cellule staminali producessero una quantità di proteina molto alta. Questo risultato è stato raggiunto grazie a tecniche di ingegneria genetica.

I tre bambini che hanno beneficiato della cura sono stati scelti perché nel loro DNA era scritto che prima o poi avrebbero sviluppato la malattia, che si manifesta all'improvviso con gravi difficoltà motorie, la perdita della capacità di parlare e poi peggiora sempre più. Al momento dell'intervento non avevano ancora nessun sintomo e, grazie alla terapia genica, non hanno mai manifestato i segni terribili di questa malattia e oggi anno una vita normale.

 Il futuro

Il nostro metodo potrebbe permettere di curare altre malattie genetiche del sangue e anche le altre malattie lisosomiali, che nel loro insieme colpiscono l'1 per cento dei nuovi nati.
Questa è la storia più bella che Telethon abbia mai raccontato ed è frutto di un lavoro duro durato molti anni, che testimonia che la ricerca scientifica per ottenere risultati importanti ha bisogno di tempo (Telethon,  nel progetto ha investito 19 milioni di euro).


Al momento, i ricercatori si stanno ancora concentrando sulle due patologie oggetto delle pubblicazioni di Science. Abbiamo trattato altri 10 pazienti, che hanno reagito bene alla terapia, ma abbiamo bisogno di tempo per confermare i risultati. In collaborazione con un'importante casa farmaceutica, stiamo anche lavorando affinché la terapia che abbiamo sviluppato sia disponibile per tutti i malati come un farmaco.



giovedì 17 ottobre 2013

SALUTE PER LE GAMBE:

Mai più gambe gonfie


La salute e la bellezza delle gambe dipendono da un equilibrio delicato tra più fattori: livelli ormonali, circolazione sanguigna, peso e abitudini alimentari e di vita.
Le donne poi sono più soggette a manifestare problemi di ritenzione idrica, adiposità locali o sensazioni di gonfiore, transitorio o prolungato nel tempo.
Va sottolineato che una forma di gonfiore che dovesse coinvolgere le gambe per lungo tempo richiederebbe naturalmente il parere di un medico specialista ed esami che scongiurino patologie ad organi come il fegato, i reni e il cuore.



La sensazione di gonfiore è in genere originata da una posizione seduta prolungata nel tempo (davanti al televisore o al pc), senza nessuna attività muscolare a fare da pompa, o, al contrario, da attività che richiedono di stare a lungo in piedi, insomma da posture scorrette che fanno ristagnare i liquidi nei tessuti delle gambe.
Un’altra delle possibili cause del gonfiore è l’irregolarità intestinale: la stipsi infatti provoca non solo gonfiore a livello dell’addome, ma ostacola anche il corretto fluire del sangue a livello del bacino.

È fondamentale affrontare il gonfiore alle gambe con applicazioni locali di prodotti, ma anche modificando alcune nostre cattive abitudini, come l’eccessiva pigrizia che ci spinge a compiere poca attività fisica, o il consumo di alimenti ad elevato contenuto in sale.

 CONSIGLI:

-La sera, al ritorno dal lavoro, concedetevi un momento di relax e fate alle gambe una doccia d’acqua fredda.
-Evitate di indossare durante la giornata, specie se non avete modo di sostituirle, calzature piatte o con tacchi eccessivamente alti.

-Bevete almeno un litro e mezzo di acqua al giorno e riducete l’uso del sale.


- Potete chiedere al vostro erborista prodotti naturali ad effetto diuretico, come infusi e tisane drenanti utili a migliorare la microcircolazione capillare: ananas, mirtillo, centella, vite.

-Consumate con frequenza verdure ricche di sostanze anti-ossidanti come cetrioli, lattuga,  ortaggi di colore rosso, arancio e giallo.


- Massaggiate la parte dolorante la sera con movimenti dal basso verso l’alto con pomate a base di centella o creme rinfrescanti al mentolo.

- Prendete la sana abitudine di bere la mattina un bicchiere di succo di mirtillo (il mirtillo aiuta a rinforzare le pareti venose).



- Evitate di esporvi al sole nelle ore più calde della giornata, poiché il calore provoca la dilatazione venosa.
-L’azione di alcune essenze costituisce un miglioramento per la circolazione venosa e linfatica: cipresso, geranio, sandalo, melaleuca, limone, betulla, mirto, ginepro e pino.


- Per i problemi circolatori sono indicati anche gli impacchi di argilla arricchiti con oli essenziali specifici.


sabato 22 giugno 2013

MEDICINA:

 voler diventare genitori e non riuscirci







Che differenza c'è fra infertilità e sterilità, quando si può parlare di infertilità? Per un medico il concetto di infertilità è diverso da quello di sterilità. La persona sterile non raggiunge mai il concepimento dopo 12-18 mesi di rapporti non protetti. Si parla di infertilità, invece, quando la donna raggiunge la gravidanza, ma perde il bambino e poi non riesce più a concepire.




È vero che la funzione degli apparati genitali può essere alterata non solo da malattie dei singoli organi, ma anche da fattori psicosomatici, come lo stress, che va a ridurre la produzione di spermatozoi da parte dei testicoli nell'uomo o a ritardare / bloccare la maturazione dell'ovocita nella donna? Si, lo stress per esempio inficia la corsa degli spermatozoi. L'ormone chiamato in causa è il cortisolo, che è quella sveglia interna che ci fa aprire gli occhi alle 5 del mattino e che è responsabile di un cattivo sonno, nonché di una cattiva vita sessuale e di una bassa fertilità. Lo stress, poi, provoca un aumento della prolattina, che è l'ormone dell'allattamento (cioè quello che porta latte alle mammelle), ma che quando sale in altri momenti porta una difficoltà dell'utero a trattenere l'embrione.




Cause di sterilità maggiormente diffuse nel mondo femminile


La causa dominante è l' età. Sono sempre più numerose le donne che oltrepassano i 35 anni prima di pensare a una gravidanza, mentre il potere fertile è massimo tra i 15 e i 25 anni. Quindi c'è prima di tutto un fattore sociale.
Sul fronte medico, la maggiore responsabile è la policistosi ovarica: l'Italia è un Paese dove domina l' ovaio policistico, cioè uno squilibrio ormonale per il quale l'ovaio si trova in grande difficoltà a produrre ovociti adatti alla fecondazione. Le donne che soffrono di questo disturbo hanno cicli mestruali rari, mestruano una volta ogni 2-3 mesi e fanno fatica a ovulare.
C'è poi l' endometriosi, un'altra frequente malattia, Il segnale più tipico di questa patologia è il dolore mestruale. E' pur vero, purtroppo, che alcuni casi sono silenti e che molte donne, se pur attente, non hanno modo di accorgersene se non sottoponendosi a un'ecografia ginecologica. E' una malattia subdola con scarsi segnali, e quei pochi (dolore mestruale) sono spesso sottovalutati. In chi ne soffre l'endometrio, ovvero il tessuto di rivestimento dell'utero, colonizza altre aree come le ovaie o le anse intestinali, inducendo una sorta di mestruazione interna molto dolorosa e che, alla lunga, va a danneggiare le ovaie.
Oltre a queste tre cause, ce ne sono altre meno frequenti, come le cisti dermoidi o i fibromi uterini, che sono sicuramente strutture benigne, ma che possono stravolgere la culla materna, rendendo l'utero un ambiente inadatto al concepimento.

Ci sono fattori di rischio da prendere in considerazione

Come nell'uomo, ci possono essere fattori di rischio familiare, per esempio un'endometriosi che abbia già colpito una delle parenti prossime, come una cugina o una sorella, o i fibromi, o ancora la menopausa precoce. Occhio anche alla salute della tiroide, una ghiandola che può mettere in grande difficoltà il concepimento

Quali sono gli esami previsti per verificare la propria fertilità

Con grande spirito di sacrificio, spesso sono proprio le donne le prime a sottoporsi agli esami di controllo. Innanzitutto si procede con gli esami del sangue, per verificare se la donna ovula bene: un primo prelievo va effettuato entro il 5° giorno del ciclo (il 1° giorno corrisponde all'inizio delle mestruazione ), per misurare le FSH, la prolattina e i valori tiroidei.
Il secondo prelievo, da fare più o meno una settimana dopo l'ovulazione per capire come la donna ha ovulato, va a verificare il progesterone, cioè l'ormone più importante per la fertilità, e di nuovo la prolattina, per capire quanto lo stress incida sulla fertilità.
L'altro esame indispensabile è quello delle tube, che possono essere indagate non con la semplice ecografia, bensì con l'isterosalpingografia, un esame un po' fastidioso fatto in radiologia: un catetere porta un mezzo di contrasto a base di iodio dentro l'utero, che poi esce dalle tube. Una lastra indica se queste ultime sono pervie, cioè aperte entrambe, e in quale posizione si trovano, se raggiungibile da uno spermatozoo.
In alternativa, c'è l'isterosonografia: il catetere porta dentro l'utero non un mezzo di contrasto, ma una soluzione fisiologica sterile, che in caso esca dalle tube indica che sono aperte. Il limite di questo esame è che non dice la posizione delle tube.



La laparoscopia, infine, è un esame più complesso, un vero e proprio intervento chirurgico, riservato ai casi particolari, per esempio laddove gli altri esami abbiano dimostrato che c'è un problema alle tube, che c'è una cisti ovarica o altri problemi.






TUMORI DELLA PELLE:

La caffeina combatte il tumore: la ricerca

L’effetto combinato di caffeina e attività fisica avrebbe un effetto benefico contro il tumore alla pelle: ecco la conclusione a cui sono giunti i ricercatori della Rutgers Ernest Mario School of Pharmacy di Piscataway, nel New Jersey.















L'esperimento ha evidenziato che la caffeina, insieme  con l'attività fisica, fa diminuire del 62% i casi di tumore alla pelle, mentre nei soggetti che hanno già sviluppato il cancro, il volume di quest'ultimo è diminuito dell'85% grazie al salutare abbinamento di caffeina e movimento fisico.

L'effetto uno solo di questi elementi senza l'associazione con l'altro, solo caffeina o solo esercizio fisico ha avuto sì benefici, ma non al livello di quelli provocati dall'abbinamento di entrambi.
In particolare, la sola caffeina ha indotto una riduzione del 27% dei tumori e una riduzione del volume del cancro già esistente del 61%. Il solo esercizio fisico ha ridotto i casi di cancro del 35% e il volume del 70%.


I risultati dell'esperimento devono essere confermati da test sull'uomo, per cui probabilmente entreranno in gioco anche altre variabili quali fototipo della pelle ed esposizione al sole, che per tenersi lontani dal cancro è sempre bene limitare a qualsiasi fototipo si appartenga, soprattutto se chiaro.






Prevenire comunque è meglio che curare: nel caso del tumore alla pelle l'attenzione va mantenuta particolarmente alta, visto che recenti statistiche condotte su pazienti americani di età compresa tra i 18/39 anni, a cui è stato diagnosticato per la prima volta un melanoma, registrano che nel periodo compreso tra il 1970 e il 2009 l'incidenza di questo cancro è aumentata di ben otto volte nelle giovani donne e quattro negli uomini.


venerdì 31 maggio 2013

SALUTE:

Infezioni e benessere intimo
               
                                                    
          
Le infezioni vaginali rappresentano una delle patologie che più frequentemente portano una donna a rivolgersi al ginecologo.
 La vita delle donne e le loro abitudini sono infatti cambiate: da una parte una maggior cura nell'igiene, anche quella intima, dall'altra la vita lavorativa, che costringe a restare molte ore fuori casa e crea difficoltà nel mantenimento di alcune precauzioni igieniche.
L'ecosistema vaginale è messo a dura prova da fattori esterni ed interni che possono modificare l'equilibrio della flora batterica e di conseguenza l'acidità del pH, aprendo la strada alla proliferazione di microrganismi dannosi.

Fattori esterni:

•Scorretta igiene intima: detergenti aggressivi, uso di assorbenti e proteggislip non traspiranti, sostituzione poco frequente di assorbenti o utilizzo non corretto della carta igienica.

•Agenti chimici: spray vaginali, spermicidi, preservativi e cosmetici intimi non adatti.

•Rapporti sessuali non protetti: lo sperma ha un pH basico che modifica l'acidità dell'ambiente vaginale.

•Indumenti: tessuti colorati a diretto contatto con le mucose, jeans troppo attillati, pantaloni troppo caldi e biancheria intima sintetica.





Fattori interni:

•Condizioni psicofisiche: situazioni di stress o malattia che compromettono le difese immunitarie dell'organismo.

•Gravidanza e menopausa: le variazioni ormonali provocano un innalzamento del pH.

•Assunzione di farmaci: gli antibiotici agiscono sulla flora batterica, riducendo il numero di Lactobacilli.

Il benessere intimo comincia dalle buone abitudini:

•Lavarsi almeno una volta al giorno. Dedicare in particolare molta cura all'igiene intima durante la gravidanza e nei giorni del ciclo, perché i residui mestruali sono terreno fertile per lo sviluppo di infiammazioni ed infezioni.

•Evitare di lavarsi troppo spesso e senza necessità
•Scegliere detergenti non aggressivi, che rispettino la flora vaginale ed il pH fisiologico.

•Detergersi con cura dopo ogni rapporto sessuale.

•Asciugarsi meticolosamente, utilizzando anche in famiglia un asciugamano personale.

•Durante il ciclo cambiare spesso l'assorbente, preferendo assorbenti in puro cotone, traspiranti, morbidi ed ipoallergenici (gli assorbenti interni andrebbero cambiati al massimo ogni 4 ore).
•Evitare l'uso di deodoranti intimi e carta igienica profumata.
•Preferire biancheria intima in fibre naturali e non indossare indumenti troppo attillati o caldi.
•In piscina o al mare, non indossare a lungo il costume bagnato e non sedersi direttamente su sabbia o superfici umide. È sempre bene risciacquarsi con acqua dolce subito dopo il bagno.

•Rivolgersi al proprio ginecologo in caso di sintomi molto evidenti, come bruciore, prurito, difficoltà ad urinare e dolore durante i rapporti sessuali, perdite di varia natura. Effettuare comunque una visita ginecologica di controllo ogni anno.


























giovedì 30 maggio 2013

IL SUDORE:

Il sudore
               



Il sudore è una sostanza secreta dalle ghiandole sudoripare del nostro corpo che al 98% risulta essere incolore, inodore e molto acquosa. Localizzato soprattutto nelle ascelle, nelle palme delle mani, nel viso, nelle piante dei piedi e a volte su tronco e cosce, ha come funzione principale di abbassare la temperatura corporea, ma quando si presenta in quantità eccessiva può risultare veramente fastidioso e va curato.

Chi ha grossi problemi di sudorazione molto probabilmente è affetto da iperidrosi, un disturbo localizzato nelle ghiandole sudoripare, che indipendentemente dalla temperatura causa una secrezione eccessiva di sudore. Nella maggior parte dei casi le cause specifiche che provocano questo fenomeno sono di tipo psicosomatico, legate a stati emozionali forti ma in casi molto rari sono dovuti a fattori più gravi.



Rimedi naturali
Per risolvere il problema dell'iper sudorazione e riconquistare una freschezza tutta nuova, possono essere utili alcuni semplici rimedi naturali come tisane e infusi!

Tisana alla Betulla
•20 gr. di foglie di betulla
•1 lt di acqua
Immergi le foglie di Betulla in un litro di acqua bollente per non più di 10 min. e bevi più volte nel corso della giornata.



Crema deodorante alla lavanda
•1 cucchiaio di burro di cacao
•2 cucchiai di cera d'api
•2 gr di timo
•1/2 cucchiaio di olio essenziale di rosmarino
•1/2 cucchiaio di olio di ricino
•1/2 cucchiaio di olio essenziale di lavanda
•2 cucchiai di olio di soia
Sciogli la cera d'api in un appropriato contenitore messo a bagnomaria, aggiungi il burro di cacao e gli olii, mescolando con cura.
Amalgama bene e versa il liquido in un contenitore di plastica lasciando raffreddare. Utilizza sulle parti del corpo interessate.



Infuso alle erbe aromatiche
Una manciata delle seguenti erbe:
•lavanda
•salvia
•timo
•rosmarino
•menta
•1 bicchiere di aceto di mele

Chiudi bene tutte le erbe in un contenitore assieme all'aceto di mele, riponi il contenitore in un luogo caldo e lascialo agire per 10 giorni, dopodiché filtra in una bottiglia il liquido rimasto.




Terapie mediche

Nei casi più gravi di iperidrosi, c'è il rischio che compaiano fenomeni di tipo irritativo, infiammatoro e persino infettivo ed è quindi necessario rivolgersi ad uno specialista che sarà in grado di stabilire la cura più adeguata.

Le terapie più conosciute sono:

 - il botulino: una delle più potenti sostanze velenose conosciute, è ampiamete utilizzata nei più diversi campi della medicina, ed è la novità nel settore. Nel caso specifico grazie alla sua azione è in grado di bloccare la secrezione del sudore, ostacolando il rilascio di una sostanza, l'acetilcolina a livello delle fibre nervose.
La terapia (che non può essere applicata al viso), consiste nell'iniezione nelle zone interessate di diverse piccole dosi di botulino. La procedura è rapida (circa 10 minuti per zona), e richiede talvolta, a seconda della zona da trattare, l'utilizzo di anestetico locale. I risultati sono soddisfacenti con una netta diminuzione della sudorazione dal 2° giorno dopo la somministrazione. L'effetto ha una durata media di 6-7 mesi.





– simpatectomia: consiste nell'eliminazione chirurgica definitiva dei tessuti collegati alle ghiandole sudoripare. Si pratica in day hospital con anestesia locale e ha una durata inferiore all'ora. Le cicatrici sono praticamente invisibili (1cm. circa). E' ideale per i problemi legati al volto e in quei casi dove il trattamento a base di botulino non ha avuto esito positivo.




MEDICINA:

Ortocheratologia





Correggere la miopia... dormendo

Potrebbe rappresentare una rivoluzione per i milioni di italiani che soffrono di miopia: delle particolari lenti a contatto in grado di modificare la forma della cornea.



Dov'è la rivoluzione? ... queste lenti non si utilizzano durante la giornata, come quelle che siamo abituati ad "indossare", ma di notte durante il sonno.
Questa tecnica, chiamata Ortocheratologia, ha le stesse finalità del laser ma  evita quei problemi di rifrazione della luce che possono verificarsi successivamente all'intervento chirurgico.


Approvata dalla Food and Drug statunitense, comincia ad essere lentamente adottata anche in Europa (per ora solo in Gran Bretagna ed Olanda).

Come funziona l'Ortocheratologia

Modifica la forma della cornea, mentre occhiali e lenti tradizionali "abituano l'occhio a vedere bene" ma perdono il loro effetto una volta tolti, la terapia ortocheratologica lascia la "giusta impronta" sulla cornea permettendo all'occhio di funzionare in maniera ottimale anche senza lenti.
Funzionano, dicono gli oftalmologi, con lo stesso principio degli apparecchi per la correzione dei denti.

La lente va applicata durante la notte quando l'occhio è chiuso, l'efficacia dipende dalle diottrie di miopia del soggetto (il trattamento è consigliato per chi ha fino a 5 diottrie di miopia) ma dovrebbe verificarsi già dopo pochi giorni. Dopo qualche tempo di applicazioni notturne si potrà vedere bene per tutta la giornata senza bisogno di portare lenti od occhiali. Nel tempo (dipende dall'entità del disturbo) le applicazioni delle lenti diminuiscono e si arriva a portarle solo pochi giorni alla settimana per poche ore.





mercoledì 29 maggio 2013

MEDICINA:

Malaria, un vaccino per le zanzare





Un’idea per debellare la malattia ed evitare che l'uomo sia contagiato, vaccinare le zanzare, portatrici della malattia, per combattere la malaria. Una soluzione finalmente possibile equipaggiando gli insetti con un batterio capace di bloccare il plasmodio attraverso il quale si trasmette la patologia.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Science, è opera degli statunitensi del “National Institutes of Health” apre nuove prospettive nella lotta alla malaria, che nel mondo uccide ancora oltre 600 mila persone ogni anno, per la maggior parte bambini.

NESSUNA PREVENZIONE

 Non esiste ancora la possibilità di prevenire la malattia, ma la strada indicata nella ricerca va in questa direzione, la nuova strategia consiste nel combatterne la diffusione del plasmodio tra le zanzare, impedendo che queste si ammalino.
Già molte ricerche hanno evidenziato in passato come le zanzare infette da un particolare batterio, del tipo Wolbachia, sviluppano una immunoresistenza alla malaria: non infettandosi, non la trasmettono all'uomo.

I PRECEDENTI


Questa strategia si era però rivelata infruttuosa in quanto la Anopheles stephensi, il più importante vettore di malaria dell'Asia, è di fatto immune dai Wolbachia. Utilizzando però nuove tecniche di iniezione del batterio, i ricercatori sono riusciti a vaccinare anche l'Anopheles stephensi e a immunizzarne la prole.




lunedì 13 maggio 2013

SALUTE NUOVE PROSPETTIVE:


Harvard, allo studio il rene bionico



I ricercatori hanno messo a punto in laboratorio un organo artificiale: futura alternativa ai trapianti.
Un risultato che rappresenta una speranza concreta per chi soffre di insufficienza renale, per il momento l’organo è stato trapiantato su un ratto e l’operazione ha dato risultati soddisfacenti. Le ricerche condotte dagli scienziati dell'università di Harvard devono però continuare.


TEST SUI RATTI

 I ricercatori, che hanno pubblicato lo studio su Nature, hanno spiegato come la sperimentazione sull’uomo non sia infatti ancora imminente. «L’intero approccio della medicina rigenerativa è ancora in uno stadio iniziale, soprattutto in termini di malattie renali», hanno spiegato i responsabili dello studio.


ORGANO COMPLESSO

Anche perché il rene è un organo molto più complesso da ricreare, rispetto al cuore o alla pelle. Ha diversi tipi di cellule al suo interno una struttura molto complessa in termini di funzioni svolte. Ma lo studio lascia aperta una speranza per molti pazienti: «Dobbiamo mantenere la cautela: i risultati sul ratto sono soddisfacenti, ma potrebbero essere necessari ancora molti anni».




primo prototipo di rene artificiale impiantabile

domenica 12 maggio 2013

AIUTI DALLA NATURA


Il pistacchio aiuta il cuore
 (degli ex fumatori)



Prezioso l'apporto di vitamina E, che aiuta soprattutto chi ha detto addio alle sigarette.
Il pistacchio fa bene al cuore degli ex fumatori, non solo è gustoso, ma fa anche bene. Soprattutto al cuore di chi ha smesso di fumare. Si tratta di un alimento ricco di vitamina E, che può contribuire a migliorare la salute del cuore, a rivelarlo è una ricerca condotta alla Ohio State University negli Stati Uniti.

IL TEST

Gli studiosi hanno analizzato un piccolo campione composto 30 persone di tabagisti (almeno mezzo pacchetto di sigarette al giorno), cui è stato chiesto di smettere per sette giorni. A 16 di loro è stato somministrato un supplemento di vitamina E, agli altri solo un placebo. Dopo una settimana la circolazione sanguigna del campione risultava migliorata in media del 2,3%, mentre in coloro che avevano preso anche il supplemento vitaminico è stato riscontrato un ulteriore miglioramento, dell'1,5%.





VITAMINA E

 Secondo gli scienziati, è importante ricordare che questi effetti benefici si sono riscontrati non con la variante più diffusa in commercio della vitamina E, cioè l'alfa tocoferolo, ma con un'altra variante, il gamma tocoferolo, presente per esempio anche in alcuni alimenti come i semi di zucca, i pistacchi e l'olio di soia.








sabato 23 marzo 2013

IL GELATO SALUTISTA.....


dall'America arriva il gelato salutista



E' stato creato dall'Università del Massachussetts ed è solo l'ultimo esempio della nutraceutica, mix tra medicina e buona tavola, l'alimento presenta delle microsfere che intrappolano gli omega 3 presi da altri cibi, come il pesce.
Gli omega-3 sono fondamentali per il benessere delle persone. Questi acidi grassi sono in grado di migliorare e difendere le facoltà intellettive proteggendo il tessuto celebrale dal deterioramento, inoltre tengono sotto controllo il sistema cardiovascolare negli adulti.


La  principale fonte di omega 3 per l'uomo e rappresentata dal pesce, alimento che non ha tutti piace. Gli studiosi dell' Università del Massachussetts hanno creato delle microsfere gelatinose (fatte di acqua proteine antiossidanti e fibre, insapori e microscopiche): tali capsule sono in grado di intrappolare gli acidi grassi e possono poi essere aggiunte ad altri cibi, come bevande, olio, yogurt o gelati, senza alternarne il sapore.








 Ben presto, si potrà avere una dieta sana e ricca di omega 3 e mangiare i nostri cibi preferiti.







La ricerca proveniente dal Massachussetts non è certo una mosca bianca, anzi, le microsfere alimentari sono solo l'ultimo esempio di Nutraceutica, disciplina di recente origine, che consiste nella fusione tra alimentazione e medicina.
 Secondo questa dottrina, la nuova frontiera della cura è costituita da cibi come il succo di mirtillo per la memoria



Il pane integrale per il cancro al colon o la farina, cereali e latte arricchiti dalle vitamine tutti prodotti ad elevato contributo nutrizionale e, a differenza dei farmaci tradizionali, privi di controindicazioni per la salute.
Saranno questi alimenti a ridurre l'impatto di malattie come obesità, diabete, disturbi cardiovascolari, osteoporosi, agendo direttamente dalla tavola dei pazienti-consumatori.






Con questo è tutto alla prossima ciao!!!!