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martedì 9 febbraio 2016
sabato 15 marzo 2014
MEDICINA:
La
terapia genica :
due
passi da gigante
Sono stati presentati all'Ospedale San Raffaele di Milano i
risultati di due sperimentazioni di terapia genica, finanziate da Telethon, che
aprono la strada all'applicazione di questa tecnica a molte malattie genetiche
per le quali oggi non esiste una cura.
La procedura, descritta nei dettagli negli articoli
pubblicati da “Science” ha permesso di guarire tre bambini malati di leuco
distrofia metacromatica e altri tre affetti dalla sindrome di Wiskott-Aldrich.
Leuco distrofia metacromatica
E’ una malattia neurodegenerativa determinata da un difetto
dell'enzima arilsulfatasi A, che provoca l'accumularsi nel cervello di sostanze
tossiche che normalmente vengono degradate.
La leuco distrofia metacromatica è una malattia rara, che
colpisce un bambino su 625.000 nati.
Sindrome
di Wiskott-Aldrich
Colpisce il sistema
immunitario, è invece causata da alterazioni del gene Was e determina una
maggiore suscettibilità alle infezioni, eczemi, disturbi della coagulazione e
un rischio più alto di tumori del sangue e malattie autoimmuni.
Colpisce un bambino su un milione e fa aumentare il rischio
di sviluppare malattie autoimmuni, linfomi e leucemie. I sintomi si possono
controllare con terapie a base di immunoglobuline, farmaci steroidei o con
l'asportazione della milza, ma la qualità della vita dei pazienti è comunque
molto compromessa. La malattia si cura con il trapianto di midollo, ma non
sempre è possibile trovare un donatore compatibile.
In entrambi i casi, i medici e i ricercatori coordinati da
Luigi Naldini, direttore dell'Istituto San Raffaele Telethon per la terapia
genica (TIGET), sono riusciti introdurre nell'organismo copie sane dei geni
difettosi, che hanno iniziato a funzionare e a produrre stabilmente le proteine
carenti. «A tre anni dall'inizio della sperimentazione i risultati sono molto
incoraggianti», dice il medico. «La terapia è sicura ed efficace e ha cambiato
la vita di questi pazienti».
Come funziona
La terapia genica utilizza virus per veicolare
nell'organismo dei geni, che agiscono come se fossero farmaci», prosegue
Naldini. «Nelle due sperimentazioni abbiamo usato come vettori virus HIV
modificati per non essere infettivi, al cui interno è stato inserito il gene
terapeutico. I vettori sono poi stati introdotti nelle cellule staminali del
sangue dei pazienti, prelevate dal midollo osseo, e queste sono infine state
reinfuse.
L'approccio ha
funzionato per entrambe le malattie, sebbene queste presentino caratteristiche
molto diverse. Per la sindrome di Wiskott-Aldrich il processo era in un certo
senso più semplice, perché le cellule staminali in cui è stato introdotto il
vettore virale erano già cellule del sangue, che una volta nell'organismo hanno
potuto quindi iniziare subito a sostituire i globuli bianchi e le piastrine
malate, spiega lo scienziato. Già nei mesi successivi all'infusione delle
staminali corrette si è iniziato a osservare un miglioramento dei sintomi nei
bambini, che ora sono guariti, Prima del trattamento questi pazienti erano
costretti a trascorrere lunghi periodi in ospedale, oggi vengono solo per i controlli.
La sfida raccolta dal gruppo del TIGET era più complessa per
la leuco distrofia metacromatica, perché in questo caso le cellule malate sono
nel cervello, e non nel sangue. In questo caso, il meccanismo terapeutico è più
sofisticato.
Le cellule staminali
contenenti il gene terapeutico hanno raggiunto il cervello attraverso in
sangue, e lì hanno rilasciato la proteina utile, che ha iniziato a svolgere la
sua azione ed è stata "raccolta" dalle cellule nervose circostanti,
correggendone il difetto. Affinché questo si verificasse, è stato necessario
far sì che le cellule staminali producessero una quantità di proteina molto
alta. Questo risultato è stato raggiunto grazie a tecniche di ingegneria
genetica.
I tre bambini che hanno beneficiato della cura sono stati
scelti perché nel loro DNA era scritto che prima o poi avrebbero sviluppato la
malattia, che si manifesta all'improvviso con gravi difficoltà motorie, la
perdita della capacità di parlare e poi peggiora sempre più. Al momento
dell'intervento non avevano ancora nessun sintomo e, grazie alla terapia
genica, non hanno mai manifestato i segni terribili di questa malattia e oggi
anno una vita normale.
Il futuro
Il nostro metodo potrebbe permettere di curare altre
malattie genetiche del sangue e anche le altre malattie lisosomiali, che nel
loro insieme colpiscono l'1 per cento dei nuovi nati.
Questa è la storia più bella che Telethon abbia mai
raccontato ed è frutto di un lavoro duro durato molti anni, che testimonia che
la ricerca scientifica per ottenere risultati importanti ha bisogno di tempo (Telethon,
nel progetto ha investito 19 milioni di
euro).
Al momento, i ricercatori si stanno ancora concentrando
sulle due patologie oggetto delle pubblicazioni di Science. Abbiamo trattato
altri 10 pazienti, che hanno reagito bene alla terapia, ma abbiamo bisogno di
tempo per confermare i risultati. In collaborazione con un'importante casa
farmaceutica, stiamo anche lavorando affinché la terapia che abbiamo sviluppato
sia disponibile per tutti i malati come un farmaco.
giovedì 17 ottobre 2013
SALUTE PER LE GAMBE:
Mai più gambe gonfie
La salute e la bellezza delle gambe dipendono da un
equilibrio delicato tra più fattori: livelli ormonali, circolazione sanguigna,
peso e abitudini alimentari e di vita.
Le donne poi sono più soggette a manifestare problemi di
ritenzione idrica, adiposità locali o sensazioni di gonfiore, transitorio o
prolungato nel tempo.
Va sottolineato che una forma di gonfiore che dovesse
coinvolgere le gambe per lungo tempo richiederebbe naturalmente il parere di un
medico specialista ed esami che scongiurino patologie ad organi come il fegato,
i reni e il cuore.
La sensazione di gonfiore è in genere originata da una
posizione seduta prolungata nel tempo (davanti al televisore o al pc), senza
nessuna attività muscolare a fare da pompa, o, al contrario, da attività che
richiedono di stare a lungo in piedi, insomma da posture scorrette che fanno
ristagnare i liquidi nei tessuti delle gambe.
Un’altra delle possibili cause del gonfiore è l’irregolarità
intestinale: la stipsi infatti provoca non solo gonfiore a livello dell’addome,
ma ostacola anche il corretto fluire del sangue a livello del bacino.
È fondamentale affrontare il gonfiore alle gambe con
applicazioni locali di prodotti, ma anche modificando alcune nostre cattive
abitudini, come l’eccessiva pigrizia che ci spinge a compiere poca attività
fisica, o il consumo di alimenti ad elevato contenuto in sale.
CONSIGLI:
-La sera, al ritorno dal lavoro, concedetevi un momento di
relax e fate alle gambe una doccia d’acqua fredda.
-Evitate di indossare durante la giornata, specie se non
avete modo di sostituirle, calzature piatte o con tacchi eccessivamente alti.
-Bevete almeno un litro e mezzo di acqua al giorno e
riducete l’uso del sale.
- Potete chiedere al vostro erborista prodotti naturali ad
effetto diuretico, come infusi e tisane drenanti utili a migliorare la
microcircolazione capillare: ananas, mirtillo, centella, vite.
-Consumate con frequenza verdure ricche di sostanze
anti-ossidanti come cetrioli, lattuga, ortaggi di colore rosso, arancio e giallo.
- Massaggiate la parte dolorante la sera con movimenti dal
basso verso l’alto con pomate a base di centella o creme rinfrescanti al
mentolo.
- Prendete la sana abitudine di bere la mattina un bicchiere
di succo di mirtillo (il mirtillo aiuta a rinforzare le pareti venose).
- Evitate di esporvi al sole nelle ore più calde della
giornata, poiché il calore provoca la dilatazione venosa.
-L’azione di alcune essenze costituisce un miglioramento per
la circolazione venosa e linfatica: cipresso, geranio, sandalo, melaleuca,
limone, betulla, mirto, ginepro e pino.
- Per i problemi circolatori sono indicati anche gli
impacchi di argilla arricchiti con oli essenziali specifici.
sabato 22 giugno 2013
MEDICINA:
voler diventare genitori e non riuscirci
Che differenza c'è fra infertilità e sterilità, quando si può parlare di infertilità? Per un medico il
concetto di infertilità è diverso da quello di sterilità. La persona sterile
non raggiunge mai il concepimento dopo 12-18 mesi di rapporti non protetti. Si
parla di infertilità, invece, quando la donna raggiunge la gravidanza, ma perde
il bambino e poi non riesce più a concepire.
È vero che la funzione degli apparati genitali può essere
alterata non solo da malattie dei singoli organi, ma anche da fattori
psicosomatici, come lo stress, che va a ridurre la produzione di spermatozoi da
parte dei testicoli nell'uomo o a ritardare / bloccare la maturazione
dell'ovocita nella donna? Si, lo stress per esempio inficia la corsa degli
spermatozoi. L'ormone chiamato in causa è il cortisolo, che è quella sveglia
interna che ci fa aprire gli occhi alle 5 del mattino e che è responsabile di
un cattivo sonno, nonché di una cattiva vita sessuale e di una bassa fertilità.
Lo stress, poi, provoca un aumento della prolattina, che è l'ormone
dell'allattamento (cioè quello che porta latte alle mammelle), ma che quando
sale in altri momenti porta una difficoltà dell'utero a trattenere l'embrione.
Cause
di sterilità maggiormente diffuse nel mondo femminile
La causa dominante è l' età. Sono sempre più numerose le
donne che oltrepassano i 35 anni prima di pensare a una gravidanza, mentre il
potere fertile è massimo tra i 15 e i 25 anni. Quindi c'è prima di tutto un
fattore sociale.
Sul fronte medico, la maggiore responsabile è la policistosi
ovarica: l'Italia è un Paese dove domina l' ovaio policistico, cioè uno
squilibrio ormonale per il quale l'ovaio si trova in grande difficoltà a
produrre ovociti adatti alla fecondazione. Le donne che soffrono di questo
disturbo hanno cicli mestruali rari, mestruano una volta ogni 2-3 mesi e fanno
fatica a ovulare.
C'è poi l' endometriosi, un'altra frequente malattia, Il
segnale più tipico di questa patologia è il dolore mestruale. E' pur vero,
purtroppo, che alcuni casi sono silenti e che molte donne, se pur attente, non
hanno modo di accorgersene se non sottoponendosi a un'ecografia ginecologica.
E' una malattia subdola con scarsi segnali, e quei pochi (dolore mestruale)
sono spesso sottovalutati. In chi ne soffre l'endometrio, ovvero il tessuto di
rivestimento dell'utero, colonizza altre aree come le ovaie o le anse
intestinali, inducendo una sorta di mestruazione interna molto dolorosa e che,
alla lunga, va a danneggiare le ovaie.
Oltre a queste tre cause, ce ne sono altre meno frequenti,
come le cisti dermoidi o i fibromi uterini, che sono sicuramente strutture benigne,
ma che possono stravolgere la culla materna, rendendo l'utero un ambiente
inadatto al concepimento.
Ci
sono fattori di rischio da prendere in considerazione
Come nell'uomo, ci possono essere fattori di rischio
familiare, per esempio un'endometriosi che abbia già colpito una delle parenti
prossime, come una cugina o una sorella, o i fibromi, o ancora la menopausa
precoce. Occhio anche alla salute della tiroide, una ghiandola che può mettere
in grande difficoltà il concepimento
Quali
sono gli esami previsti per verificare la propria fertilità
Con grande spirito di sacrificio, spesso sono proprio le
donne le prime a sottoporsi agli esami di controllo. Innanzitutto si procede
con gli esami del sangue, per
verificare se la donna ovula bene: un primo prelievo va effettuato entro il 5°
giorno del ciclo (il 1° giorno corrisponde all'inizio delle mestruazione ), per
misurare le FSH, la prolattina
e i valori tiroidei.
Il secondo prelievo, da fare più o meno una settimana dopo
l'ovulazione per capire come la donna ha ovulato, va a verificare il
progesterone, cioè l'ormone più importante per la fertilità, e di nuovo la
prolattina, per capire quanto lo stress incida sulla fertilità.
L'altro esame indispensabile è quello delle tube, che possono essere
indagate non con la semplice ecografia, bensì con l'isterosalpingografia, un
esame un po' fastidioso fatto in radiologia: un catetere porta un mezzo di
contrasto a base di iodio dentro l'utero, che poi esce dalle tube. Una lastra
indica se queste ultime sono pervie, cioè aperte entrambe, e in quale posizione
si trovano, se raggiungibile da uno spermatozoo.
In alternativa, c'è l'isterosonografia:
il catetere porta dentro l'utero non un mezzo di contrasto, ma una soluzione
fisiologica sterile, che in caso esca dalle tube indica che sono aperte. Il
limite di questo esame è che non dice la posizione delle tube.
TUMORI DELLA PELLE:
La
caffeina combatte il tumore: la ricerca
L’effetto combinato di caffeina e attività fisica avrebbe un
effetto benefico contro il tumore alla pelle: ecco la conclusione a cui sono
giunti i ricercatori della Rutgers Ernest Mario School of Pharmacy di
Piscataway, nel New Jersey.
L'esperimento ha evidenziato che la caffeina, insieme con l'attività fisica, fa diminuire del 62% i
casi di tumore alla pelle, mentre nei soggetti che hanno già sviluppato il
cancro, il volume di quest'ultimo è diminuito dell'85% grazie al salutare
abbinamento di caffeina e movimento fisico.
L'effetto uno solo di questi elementi senza l'associazione
con l'altro, solo caffeina o solo esercizio fisico ha avuto sì benefici, ma non
al livello di quelli provocati dall'abbinamento di entrambi.
In particolare, la sola caffeina ha indotto una riduzione
del 27% dei tumori e una riduzione del volume del cancro già esistente del 61%.
Il solo esercizio fisico ha ridotto i casi di cancro del 35% e il volume del
70%.
I risultati dell'esperimento devono essere confermati da
test sull'uomo, per cui probabilmente entreranno in gioco anche altre variabili
quali fototipo della pelle ed esposizione al sole, che per tenersi lontani dal
cancro è sempre bene limitare a qualsiasi fototipo si appartenga, soprattutto
se chiaro.
Prevenire comunque è meglio che curare: nel caso del tumore
alla pelle l'attenzione va mantenuta particolarmente alta, visto che recenti
statistiche condotte su pazienti americani di età compresa tra i 18/39 anni, a
cui è stato diagnosticato per la prima volta un melanoma, registrano che nel
periodo compreso tra il 1970 e il 2009 l'incidenza di questo cancro è aumentata
di ben otto volte nelle giovani donne e quattro negli uomini.
venerdì 31 maggio 2013
SALUTE:
Infezioni
e benessere intimo
Le infezioni vaginali rappresentano una delle patologie che
più frequentemente portano una donna a rivolgersi al ginecologo.
La vita delle donne e
le loro abitudini sono infatti cambiate: da una parte una maggior cura
nell'igiene, anche quella intima, dall'altra la vita lavorativa, che costringe
a restare molte ore fuori casa e crea difficoltà nel mantenimento di alcune
precauzioni igieniche.
L'ecosistema vaginale è messo a dura prova da fattori
esterni ed interni che possono modificare l'equilibrio della flora batterica e
di conseguenza l'acidità del pH, aprendo la strada alla proliferazione di
microrganismi dannosi.
Fattori esterni:
•Scorretta igiene intima: detergenti aggressivi, uso di
assorbenti e proteggislip non traspiranti, sostituzione poco frequente di
assorbenti o utilizzo non corretto della carta igienica.
•Agenti chimici: spray vaginali, spermicidi, preservativi e cosmetici
intimi non adatti.
•Rapporti sessuali non protetti: lo sperma ha un pH basico
che modifica l'acidità dell'ambiente vaginale.
•Indumenti: tessuti colorati a diretto contatto con le
mucose, jeans troppo attillati, pantaloni troppo caldi e biancheria intima
sintetica.
Fattori interni:
•Condizioni psicofisiche: situazioni di stress o malattia
che compromettono le difese immunitarie dell'organismo.
•Gravidanza e menopausa: le variazioni ormonali provocano un
innalzamento del pH.
•Assunzione di farmaci: gli antibiotici agiscono sulla flora
batterica, riducendo il numero di Lactobacilli.
Il benessere intimo
comincia dalle buone abitudini:
•Lavarsi almeno una volta al giorno. Dedicare in particolare
molta cura all'igiene intima durante la gravidanza e nei giorni del ciclo,
perché i residui mestruali sono terreno fertile per lo sviluppo di
infiammazioni ed infezioni.
•Evitare di lavarsi troppo spesso e senza necessità
•Scegliere detergenti non aggressivi, che rispettino la
flora vaginale ed il pH fisiologico.
•Detergersi con cura dopo ogni rapporto sessuale.
•Asciugarsi meticolosamente, utilizzando anche in famiglia
un asciugamano personale.
•Durante il ciclo cambiare spesso l'assorbente, preferendo
assorbenti in puro cotone, traspiranti, morbidi ed ipoallergenici (gli
assorbenti interni andrebbero cambiati al massimo ogni 4 ore).
•Evitare l'uso di deodoranti intimi e carta igienica
profumata.
•Preferire biancheria intima in fibre naturali e non
indossare indumenti troppo attillati o caldi.
•In piscina o al mare, non indossare a lungo il costume
bagnato e non sedersi direttamente su sabbia o superfici umide. È sempre bene
risciacquarsi con acqua dolce subito dopo il bagno.
•Rivolgersi al proprio ginecologo in caso di sintomi molto
evidenti, come bruciore, prurito, difficoltà ad urinare e dolore durante i
rapporti sessuali, perdite di varia natura. Effettuare comunque una visita
ginecologica di controllo ogni anno.
giovedì 30 maggio 2013
IL SUDORE:
Il
sudore
Il sudore è una sostanza secreta dalle ghiandole sudoripare
del nostro corpo che al 98% risulta essere incolore, inodore e molto acquosa.
Localizzato soprattutto nelle ascelle, nelle palme delle mani, nel viso, nelle
piante dei piedi e a volte su tronco e cosce, ha come funzione principale di
abbassare la temperatura corporea, ma quando si presenta in quantità eccessiva
può risultare veramente fastidioso e va curato.
Chi ha grossi problemi di sudorazione molto probabilmente è
affetto da iperidrosi, un disturbo localizzato
nelle ghiandole sudoripare, che indipendentemente dalla temperatura causa una
secrezione eccessiva di sudore. Nella maggior parte dei casi le cause
specifiche che provocano questo fenomeno sono di tipo psicosomatico, legate a
stati emozionali forti ma in casi molto rari sono dovuti a fattori più gravi.
Rimedi
naturali
Per risolvere il problema dell'iper sudorazione e
riconquistare una freschezza tutta nuova, possono essere utili alcuni semplici
rimedi naturali come tisane e infusi!
Tisana alla Betulla
•20 gr. di foglie di betulla
•1 lt di acqua
Immergi le foglie di Betulla in un litro di acqua bollente
per non più di 10 min. e bevi più volte nel corso della giornata.
Crema deodorante
alla lavanda
•1 cucchiaio di burro di cacao
•2 cucchiai di cera d'api
•2 gr di timo
•1/2 cucchiaio di olio essenziale di rosmarino
•1/2 cucchiaio di olio di ricino
•1/2 cucchiaio di olio essenziale di lavanda
•2 cucchiai di olio di soia
Sciogli la cera d'api in un appropriato contenitore messo a
bagnomaria, aggiungi il burro di cacao e gli olii, mescolando con cura.
Amalgama bene e versa il liquido in un contenitore di
plastica lasciando raffreddare. Utilizza sulle parti del corpo interessate.
Infuso alle erbe
aromatiche
Una manciata delle seguenti erbe:
•lavanda
•salvia
•timo
•rosmarino
•menta
•1 bicchiere di aceto di mele
Chiudi bene tutte le erbe in un contenitore assieme
all'aceto di mele, riponi il contenitore in un luogo caldo e lascialo agire per
10 giorni, dopodiché filtra in una bottiglia il liquido rimasto.
Terapie
mediche
Nei casi più gravi di iperidrosi, c'è il rischio che
compaiano fenomeni di tipo irritativo, infiammatoro e persino infettivo ed è
quindi necessario rivolgersi ad uno specialista che sarà in grado di stabilire
la cura più adeguata.
Le terapie più conosciute sono:
- il botulino: una delle più potenti sostanze velenose
conosciute, è ampiamete utilizzata nei più diversi campi della medicina, ed è
la novità nel settore. Nel caso specifico grazie alla sua azione è in grado di
bloccare la secrezione del sudore, ostacolando il rilascio di una sostanza,
l'acetilcolina a livello delle fibre nervose.
La terapia (che non può essere applicata al viso), consiste
nell'iniezione nelle zone interessate di diverse piccole dosi di botulino. La
procedura è rapida (circa 10 minuti per zona), e richiede talvolta, a seconda
della zona da trattare, l'utilizzo di anestetico locale. I risultati sono
soddisfacenti con una netta diminuzione della sudorazione dal 2° giorno dopo la
somministrazione. L'effetto ha una durata media di 6-7 mesi.
– simpatectomia: consiste nell'eliminazione chirurgica
definitiva dei tessuti collegati alle ghiandole sudoripare. Si pratica in day
hospital con anestesia locale e ha una durata inferiore all'ora. Le cicatrici
sono praticamente invisibili (1cm. circa). E' ideale per i problemi legati al
volto e in quei casi dove il trattamento a base di botulino non ha avuto esito
positivo.
MEDICINA:
Ortocheratologia
Correggere la miopia... dormendo
Potrebbe rappresentare una rivoluzione per i milioni di
italiani che soffrono di miopia: delle particolari lenti a contatto in grado di
modificare la forma della cornea.
Dov'è la rivoluzione? ... queste lenti non si utilizzano
durante la giornata, come quelle che siamo abituati ad "indossare",
ma di notte durante il sonno.
Questa tecnica, chiamata Ortocheratologia, ha le stesse
finalità del laser ma evita quei
problemi di rifrazione della luce che possono verificarsi successivamente
all'intervento chirurgico.
Approvata dalla Food and Drug statunitense,
comincia ad essere lentamente adottata anche in Europa (per ora solo in Gran
Bretagna ed Olanda).
Come
funziona l'Ortocheratologia
Modifica la forma della cornea, mentre occhiali e lenti
tradizionali "abituano l'occhio a vedere bene" ma perdono il loro
effetto una volta tolti, la terapia ortocheratologica lascia la
"giusta impronta" sulla cornea permettendo all'occhio di funzionare
in maniera ottimale anche senza lenti.
Funzionano, dicono gli oftalmologi, con lo stesso principio
degli apparecchi per la correzione dei denti.
La lente va applicata durante la notte quando l'occhio è
chiuso, l'efficacia dipende dalle diottrie di miopia del soggetto (il trattamento
è consigliato per chi ha fino a 5 diottrie di miopia) ma dovrebbe verificarsi
già dopo pochi giorni. Dopo qualche tempo di applicazioni notturne si potrà
vedere bene per tutta la giornata senza bisogno di portare lenti od occhiali.
Nel tempo (dipende dall'entità del disturbo) le applicazioni delle lenti
diminuiscono e si arriva a portarle solo pochi giorni alla settimana per poche
ore.
mercoledì 29 maggio 2013
MEDICINA:
Malaria,
un vaccino per le zanzare
Un’idea per debellare la malattia ed evitare che l'uomo sia
contagiato, vaccinare le zanzare, portatrici della malattia, per combattere la
malaria. Una soluzione finalmente possibile equipaggiando gli insetti con un
batterio capace di bloccare il plasmodio attraverso il quale si trasmette la
patologia.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Science, è opera degli
statunitensi del “National Institutes of Health” apre nuove prospettive nella
lotta alla malaria, che nel mondo uccide ancora oltre 600 mila persone ogni
anno, per la maggior parte bambini.
NESSUNA PREVENZIONE
Non esiste ancora la
possibilità di prevenire la malattia, ma la strada indicata nella ricerca va in
questa direzione, la nuova strategia consiste nel combatterne la diffusione del
plasmodio tra le zanzare, impedendo che queste si ammalino.
Già molte ricerche hanno evidenziato in passato come le
zanzare infette da un particolare batterio, del tipo Wolbachia, sviluppano una
immunoresistenza alla malaria: non infettandosi, non la trasmettono all'uomo.
I PRECEDENTI
Questa strategia si era però rivelata infruttuosa in quanto
la Anopheles stephensi, il più importante vettore di malaria dell'Asia, è di
fatto immune dai Wolbachia. Utilizzando però nuove tecniche di iniezione del
batterio, i ricercatori sono riusciti a vaccinare anche l'Anopheles stephensi e
a immunizzarne la prole.
lunedì 13 maggio 2013
SALUTE NUOVE PROSPETTIVE:
Harvard,
allo studio il rene bionico
I ricercatori hanno messo a punto in laboratorio un organo artificiale:
futura alternativa ai trapianti.
Un risultato che rappresenta una speranza concreta per chi soffre
di insufficienza renale, per il momento l’organo è stato trapiantato su un
ratto e l’operazione ha dato risultati soddisfacenti. Le ricerche condotte
dagli scienziati dell'università di Harvard devono però continuare.
TEST SUI RATTI
I ricercatori, che
hanno pubblicato lo studio su Nature, hanno spiegato come la sperimentazione
sull’uomo non sia infatti ancora imminente. «L’intero approccio della medicina
rigenerativa è ancora in uno stadio iniziale, soprattutto in termini di
malattie renali», hanno spiegato i responsabili dello studio.
ORGANO COMPLESSO
Anche perché il rene è un organo molto più complesso da
ricreare, rispetto al cuore o alla pelle. Ha diversi tipi di cellule al suo
interno una struttura molto complessa in termini di funzioni svolte. Ma lo
studio lascia aperta una speranza per molti pazienti: «Dobbiamo mantenere la
cautela: i risultati sul ratto sono soddisfacenti, ma potrebbero essere
necessari ancora molti anni».
![]() |
primo prototipo di rene artificiale impiantabile |
domenica 12 maggio 2013
AIUTI DALLA NATURA
Il
pistacchio aiuta il cuore
(degli ex fumatori)
Prezioso l'apporto di vitamina E, che aiuta soprattutto chi
ha detto addio alle sigarette.
Il pistacchio fa bene al cuore degli ex fumatori, non solo è
gustoso, ma fa anche bene. Soprattutto al cuore di chi ha smesso di fumare. Si
tratta di un alimento ricco di vitamina E, che può contribuire a migliorare la
salute del cuore, a rivelarlo è una ricerca condotta alla Ohio State University negli Stati Uniti.
IL TEST
Gli studiosi hanno analizzato un piccolo campione composto
30 persone di tabagisti (almeno mezzo pacchetto di sigarette al giorno), cui è
stato chiesto di smettere per sette giorni. A 16 di loro è stato somministrato
un supplemento di vitamina E, agli altri solo un placebo. Dopo una settimana la
circolazione sanguigna del campione risultava migliorata in media del 2,3%,
mentre in coloro che avevano preso anche il supplemento vitaminico è stato
riscontrato un ulteriore miglioramento, dell'1,5%.
VITAMINA E
Secondo gli
scienziati, è importante ricordare che questi effetti benefici si sono
riscontrati non con la variante più diffusa in commercio della vitamina E, cioè
l'alfa tocoferolo, ma con un'altra variante, il gamma tocoferolo, presente per
esempio anche in alcuni alimenti come i semi di zucca, i pistacchi e l'olio di
soia.
sabato 23 marzo 2013
IL GELATO SALUTISTA.....
dall'America
arriva il gelato salutista
E' stato creato dall'Università del Massachussetts ed è solo
l'ultimo esempio della nutraceutica, mix tra medicina e buona tavola, l'alimento
presenta delle microsfere che intrappolano gli omega 3 presi da altri cibi,
come il pesce.
Gli omega-3 sono fondamentali per il benessere delle
persone. Questi acidi grassi sono in grado di migliorare e difendere le facoltà
intellettive proteggendo il tessuto celebrale dal deterioramento, inoltre
tengono sotto controllo il sistema cardiovascolare negli adulti.
La principale fonte
di omega 3 per l'uomo e rappresentata dal pesce, alimento che non ha tutti
piace. Gli studiosi dell' Università del Massachussetts hanno creato delle
microsfere gelatinose (fatte di acqua proteine antiossidanti e fibre, insapori
e microscopiche): tali capsule sono in grado di intrappolare gli acidi grassi e
possono poi essere aggiunte ad altri cibi, come bevande, olio, yogurt o gelati,
senza alternarne il sapore.
Ben presto, si potrà avere una dieta sana e ricca
di omega 3 e mangiare i nostri cibi preferiti.
La ricerca proveniente dal Massachussetts non è certo una
mosca bianca, anzi, le microsfere alimentari sono solo l'ultimo esempio di
Nutraceutica, disciplina di recente origine, che consiste nella fusione tra
alimentazione e medicina.
Secondo questa
dottrina, la nuova frontiera della cura è costituita da cibi come il succo
di mirtillo per la memoria
Il pane integrale per il cancro al colon
o la farina, cereali e latte arricchiti dalle vitamine tutti prodotti ad
elevato contributo nutrizionale e, a differenza dei farmaci tradizionali, privi
di controindicazioni per la salute.
Saranno questi alimenti a ridurre l'impatto di malattie come
obesità, diabete, disturbi cardiovascolari, osteoporosi, agendo direttamente
dalla tavola dei pazienti-consumatori.
Con questo è tutto alla prossima ciao!!!!
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